Tu stesso divenuto un nulla

Il sintomo e la clinica del vuoto nel Caso Ellen West di Binswanger

di Valentina Sturli

Il Caso Ellen West, pubblicato da Ludwig Binswanger nel 1944, rende conto della storia clinica di una paziente ricoverata a Kreuzlingen dal gennaio al marzo 1921 e suicidatasi quello stesso anno. Il clinico svizzero stabilisce una diagnosi di schizophrenia simplex pur in assenza delle manifestazioni eclatanti di allucinazioni e deliri. La decisione è presa, su base fenomenologica, a partire dal riconoscimento nella paziente di una progressiva chiusura esistenziale che la porta a non essere più nel mondo ma a collocarsi irrimediabilmente fuori da esso (Binswanger, 1944/ 20112).
Il Caso è stato variamente interpretato, letto, studiato e criticato negli ormai settant’anni dalla sua pubblicazione, e tuttavia ha ancora molto da dire. Tra i suoi commentatori troviamo nomi illustri: Rogers (cit. da Mistura, pref. a Binswanger, 1944/2011) che ha fortemente criticato alcune scelte terapeutiche di Binswanger, così come Laing (1982); nel suo libro sull’anoressia mentale M. Selvini Palazzoli (1963) fa cenno al Caso in relazione al problema del suicidio tra le pazienti affette da anoressia mentale. Recentemente, Recalcati (2002) ha utilizzato il caso di E. West per mettere in luce i tratti psicotici e di “desiderio del vuoto” insiti in queste forme psicopatologiche. In area germanica (Hirschmüller, 2003; 2007) è stata da poco pubblicata una consistente parte del materiale lasciato dalla paziente: diari, lettere, un dattiloscritto con l’inizio di un’autobiografia. In area italiana, è da segnalare un recentissimo lavoro che apporta nuove interessanti riflessioni su alcune parti del materiale pubblicato (Bettoni Pojaghi, Capocaccia, Ciocca, Ferro e Rizzo, 2013).
L’intento del presente articolo è proporre una lettura del materiale clinico del Caso Ellen West a partire da una prospettiva psicoanalitica, con lo scopo di approfondire il discrimine tra processi di natura nevrotica o psicotica in pazienti in cui, come in questo caso, non siano evidenti manifestazioni deliranti o allucinatorie. Mediante l’analisi delle angosce della paziente, così come testimoniate dai diari e dal resoconto clinico, cercheremo di stabilire la presenza di angosce nevrotiche di castrazione (livello edipico) o psicotiche di annichilimento (livello pre-edipico) (McWilliams, 1994/1999; Bergeret, 1996/20022). Discuteremo se il disturbo di Ellen West possa essere fatto rientrare nella sfera delle psicosi non scatenate prendendo in esame cinque possibili indici proposti in letteratura (Recalcati, 2002). Proponiamo di leggere il sintomo anoressico di Ellen West come “manovra” per contrastare e organizzare un livello di angosce psicotiche e vuoto non significantizzato. Avanziamo l’ipotesi che le manifestazioni del sintomo svolgano una funzione compensativa rispetto allo scatenamento psicotico, e in questo senso prenderemo in esame funzioni analoghe di pratiche e sintomi nella letteratura psicoanalitica degli ultimi trent’anni (Cohen e Jay, 1996; Farber, 2008; Kilchenstein, 1998; Latzer e Gerzi, 2000; Nissen, 2012; Tustin, 1986/2012). Proponiamo in conclusione l’analisi di una parte specifica del materiale clinico (l’utilizzo di lassativi e tiroidina) per suffragare le nostre ipotesi.

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