Pensare il rovescio. Psicoanalisi in movimento

a cura di Alessandro Siciliano e Federico Chicchi
Gaalad Edizioni, 2018


Dalla quarta di copertina
Pensare il rovescio
è un collettivo di ricerca di ALIpsi, attivo a Bologna da 2016. L’intento e la causa del collettivo è indagare il nodo tra psicoanalisi e politica, interrogare e capire il contemporaneo senza trincerarsi dietro la dogmatica psicoanalitica, maneggiare e applicare la teoria lacaniana in modo non difensivo rispetto all’esperienza, cercare i punti in cui essa si articola più proficuamente con le diverse “ontologia dell’attualità”. Nell’ambito del seminario permanente Desiderio e capitalismo abbiamo realizzato finora tre stagioni seminariali: una prima dal titolo 1+1=1 nel 2016, una seconda dal titolo Abbecedario delle linee di fuga nel 2017 e una terza, La differenza è sessuale?. Il presente volume raccoglie gli atti dei primi due cicli di incontri, il terzo è in corso mentre scriviamo.

Con i contributi di: Pietro Barbetta, Pietro Bianchi, Federico Chicchi, Felice Cimatti, Francesco Filippini, Franco Lolli, Alex Pagliardini, Patrizio Peterlini, Antonio Pollara, Rocco Ronchi, Antonello Sciacchitano, Alessandro Siciliano, Samo Tomšič, Angelo Villa, Alenka Zupančič

Introduzione di Alessandro Siciliano

Pensare il Rovescio è il nome che, due anni fa, abbiamo dato a una macchina desiderante che ha prodotto un collettivo di ricerca in ambito psicoanalitico. Causa e intenzioni del collettivo-macchina precipitano nel nome. Il rovesciamento infatti, pensavamo entusiasti, è l’operazione necessaria per mantenere vivi tensione e spirito critici. Se c’è una lezione (ma non solo una) da far propria del grande psicoanalista francese Jacques Lacan, è proprio questa: se il lavoro del concetto, della sua formazione e creazione, non è accompagnato da un’operazione di animazione, da un lavoro che punti, oltre che alla formazione, anche alla movimentazione, il rischio che si corre (e che puntualmente si realizza) è quello della ipostatizzazione, della pietrificazione nevrotico-ossessiva, della autoreferenzialità … o peggio. Basti pensare a grafici, geometrie e topologie con cui Lacan era solito illustrare e formulare la sua teoria: sono immagini che si muovono, che impongono alla mente che se le rappresenta di pensarle in movimento.

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