Delirio di gelosia di Karl Jaspers

Alcune pagine iniziali di Karl Jaspers tratte dal suo celebre Delirio di gelosia. Un contributo alla questione: “sviluppo di una personalità” o “processo”? (1910), libro a cura di Stefania Achella che propone una sua interessante introduzione.

In questo lavoro si possono trovare tre diversi aspetti fra loro intrecciati. In primo luogo, l’esposizione di una serie di storie di gelosi patologici, importante per la questione della paranoia, storie che talvolta abbracciano l’intera vita del soggetto e che non possono essere ricondotte a casi di alcolismo, a psicosi maniaco-depressive o alla dementia praecox. In secondo luogo, una panoramica sintomatologica rispetto ai prodotti del delirio di gelosia. Terzo, una discussione non sono inerente all’interpretazione dei casi qui presentati, tra loro simili; a questo riguardo dovremo esprimerci sulle nozioni di “processo” e di “sviluppo di una personalità”. È nostra intenzione impegnarci a chiarire il più possibile questi concetti, senza tuttavia fornire una classificazione o un’interpretazione dei casi dando loro una forma di una chiarezza definitiva. Non vorremmo cioè perdere la consapevolezza dell’inesauribilità e dell’enigmaticità di ogni singolo uomo malato di mente, quella consapevolezza che dobbiamo sempre avere dinanzi a casi apparentemente ordinari.

Ritengo – soprattutto per l’entità dei primi due dei più importanti casi esposti – che si debbano premettere qui alcune osservazioni sulla divulgazione di storie di pazienti e sulla elaborazione che ne ho fatto, per mostrare il loro intento. In psichiatria non si può intendere senza la descrizione dei singoli casi; essi costituiscono delle pietre miliari senza le quali le nostre strutture concettuali crollerebbero. Lo dimostra l’inefficacia di alcuni vecchi studi che trattando di casi già noti, hanno rinunciato ad aggiungere queste descrizioni troppo spesso pedanti e superflue, dal carattere meramente compilatorio […].
Per quanto concerne la genesi del delirio di gelosia, essa è associata a tutti i possibili sintomi psicotici, in funzione del quadro clinico in cui compare. Nei casi in cui il delirio di gelosia non rimanga sepolto fra tutti gli altri sintomi, consideriamo rilevante la genesi combinata, il concorso di allucinazioni e falsi ricordi. Particolarmente caratteristica appare spesso la modalità dell’origine combinate delle prove esatte. Gli eventi più innocui, i mutamenti del comportamento, un incontro casuale per strada, l’incrociarsi di sguardi, rumori sospetti, il disordine in una stanza, l’arrossire e l’insicurezza della moglie, le visite, ecc. costituiscono spesso motivi sufficienti per le conclusioni più estreme. E’ chiaro che tali eventi non sono da considerarsi causa della gelosia, ma mostrano che una gelosia preesistente era alla ricerca di motivazioni, che ha così trovato. Tuttavia, la gelosia latente può essere alimentata da “osservazioni” casuali di questo tipo.
Una tale “interpretazione” degli eventi reali favorisce, in questo modo, la comparsa di illusioni percettive. Nel casuale scricchiolio del legno, in una qualunque macchia, nella costante presenza di ombre e in cose simili viene spesso udito e visto più di quanto non ci sia. Queste illusioni non vanno oltre quello che accade a ognuno dinanzi a un affetto molto forte, a un’attesa, a un affaticamento. Esse sono appunto illusione dei sensi, da tenere rigidamente separate dalle visioni, dalle voci reali e dalle esperienze di delirio. Un’ulteriore forma particolare è data dal rapporto della gelosia con le allucinazioni sessuali.
È facile confondere, e purtroppo è molto spesso difficile distinguerli, il racconto delle visioni delle esperienze di delirio e le falsificazioni dei ricordi, che rivestono un ruolo di primaria importanza quale materia prima del delirio di gelosia. Non solo eventi irrilevanti del passato vengono in seguito reinterpretati e arricchiti, ma emergono anche ricordi che non hanno in alcun punto corrispondenza con le esperienze reali. E come quando “cade un vero dagli occhi”: hanno visto la moglie con innumerevoli uomini, cacciato via dal letto il pretendente, lo hanno sentito accanto mentre la moglie lo negava, o hanno visto le scene più incredibili dal buco della serratura. In ciascuna di queste falsificazioni dei ricordi ciò che emerge è che, malgrado la terribile situazione in cui il diretto interessato si sia trovato, non abbia mai fatto il minimo tentativo di intervenire, anche solo in modo ingenuo, così che questo tentativo emerga nel falso ricordo. Queste “allucinazioni della memoria” sono rinvenibili in soggetti che, una volta avuta l’esperienza, non potrebbero autosuggestionarsi a raccontarla sempre nello stesso modo. Mentre al contrario, quei gelosi che trovano sempre nuove interpretazioni mediante l’arricchimento di esperienze reali – che continuamente si trasformano in nuovi racconti – e che in tal modo creano un fondamento alla loro patologia, non hanno bisogno di tali allucinazioni della memoria.
Simili a queste, e al contempo distinte, sono le tipiche esperienze vissute dai gelosi che compaiono prevalentemente durante e dopo il sonno. Al risveglio essi hanno la sensazione che durante la notte e qualcuno sia stato lì; sono convinti di aver dormito così profondamente da credere che, molto probabilmente, le loro mogli hanno dato loro un sonnifero per non essere disturbate. Hanno avuto la sensazione che qualcuno durante la notte avesse messo loro un panno sul viso; hanno avuto insomma proprio la sensazione che qualcuno stesse accanto loro. E qui inizia la combinazione con le allucinazioni della memoria.
Inutile sottolineare come l’origine del delirio di gelosia rimanga per non mistero. Essa compare un modo per non del tutto incomprensibile, e appunto il bizzarro (das Verrückte).Tutte le nostre considerazioni genetiche si limitano a constatare solo le relazioni fenomenologiche tra le varie esperienze vissute.