Due o tre cose su “Lessico amoroso” di Recalcati

di Nicolò Terminio

È necessario che la vita dei nostri figli conosca l’amore per potersi accendere, per poter rimanere viva”. Con queste parole Massimo Recalcati apre Lessico amoroso, un nuovo programma televisivo che prosegue il cammino avviato lo scorso anno con Lessico famigliare. Il discorso riparte da quell’ultimo filmato proiettato a Lessico famigliare dove Roberto Benigni esortava i giovani a innamorarsi e a scegliere bene le parole per esprimere l’amore. Recalcati accoglie coraggiosamente quell’invito avventurandosi in un’impresa tanto delicata quanto difficile: rivolgere il discorso della psicoanalisi al grande pubblico affrontando un tema che attraversa la vita di tutti in un modo che è sempre unico per ciascuno. È per questa ragione che lo psicoanalista milanese chiarisce subito che non si tratta di spiegare l’amore per dissolverne il mistero, quanto di provare a raccontare quei principi che preservano uno spazio e un tempo per l’esperienza dell’amore, un’esperienza che è sempre singolare e che non ammette alcun desiderio mimetico.

In queste tre prime puntate (in tutto saranno sette) l’attenzione è stata calamitata da tre parole chiave che scandiscono la vita di coppia e i passaggi intergenerazionali: promessa, desiderio e figli. Si tratta di tre temi che permettono di cogliere la meraviglia del fuoco, del fuoco come metafora dell’amore. Il fuoco si adatta bene a raffigurare la sostanza dell’amore perché pone subito la questione del rapporto tra il bruciare e il durare. Nelle due prime puntate, dopo l’introduzione teorica di Recalcati, c’è sempre stata una domanda in cui lo psicoanalista veniva interrogato sulla formula che permette di tenere insieme in un rapporto di coppia questi due aspetti fondamentali dell’amore. Il bruciare esprime l’intensità dell’incontro amoroso, un incontro che è sempre un evento che cambia la logica di una vita. Con parole un po’ forti potremmo parafrasare dicendo che quando un amore brucia inserisce sempre un taglio traumatico nell’esistenza di chi lo vive. E possiamo parlare di trauma perché si tratta di un evento che rompe una trama costituendo il perno su cui costruire una nuova trama. Nell’amore la vita non trova perno soltanto nell’Uno ma si apre al Due. La promessa degli amanti prova a trasformare la contingenza dell’incontro d’amore nella necessità di una relazione che possa durare. La promessa però non è una garanzia della durata né si configura come un patto o un contratto che istituzionalizza il legame. La promessa è il desiderio di vivere per sempre quell’eternità di passaggio che si assapora nel tempo dell’amore. La promessa è allora una sfida che l’amore lancia al discorso sociale contemporaneo dove predomina una prospettiva neolibertina che scinde il bruciare dal durare: l’ombra dell’Uno sembra prevalere sulle possibilità del Due di durare. Su questo punto Recalcati ribalta la prospettiva e quando gli viene chiesto cosa può tenere insieme i Due continuando a bruciare e senza che il legame venga risucchiato da un doverismo sacrificale, allora valorizza l’importanza dell’Uno per il Due: fino a quando il Due non assorbirà del tutto l’Uno ci sarà la possibilità di vivere l’amore come un evento, perché l’evento è sempre un incontro tra due solitudini, tra due differenze assolute, tra due soggetti che continuano a vivere una reciprocità non empatica perché il partner non cessa di essere un po’ straniero, intimo e perturbante allo stesso tempo.

Si apre a questo punto la questione del desiderio e della differenza tra la posizione maschile e quella femminile. Non possiamo sintetizzare tutto il tragitto che Recalcati compie per illustrare la passione per il “pezzo” del corpo che alimenta il desiderio maschile o la domanda infinita che la donna rivolge all’uomo. Dovremmo contestualizzare inoltre la posizione maschile e quella femminile nell’ambito del processo di soggettivazione della propria posizione sessuata superando quindi un ancoraggio del maschile e del femminile all’anatomia dei corpi. In questo frangente possiamo osservare che Recalcati si sforza di trovare le parole più semplici per rendere trasmissibili concetti a cui ha dedicato centinaia di pagine nei suoi libri. Vediamo un Recalcati che invece di assumere la postura del maître à penser ci offre il suo lavorio mentale mentre è alla ricerca della giusta forma per concetti estremamente complessi e articolati. La chiarezza espositiva di Recalcati è una caratteristica del suo stile che alcuni ricordano sin dai tempi delle sue lezioni universitarie quando leggeva e commentava il Seminario XX di Lacan dischiudendo agli studenti le tortuosità della vita amorosa. In televisione però Recalcati non può fare una vera e propria lezione, ma non vuole comunque rinunciare all’occasione di enunciare qualcosa sull’amore. In alcuni passaggi di Lessico amoroso possiamo vederlo alle prese con la ricerca della giusta forma senza assumere la funzione del sacerdote del sapere e sforzandosi piuttosto di estrarre dalla densità dell’insegnamento di Freud e Lacan delle formule trasmissibili. E così quando arriva a dire di amare un nome come se fosse un corpo e amare il corpo come se fosse un nome aggiunge con un sorriso: “molto bella questa”, non per autocomplimentarsi ma per esprimere la soddisfazione di essere arrivato in cima a quello che voleva raffigurare con le parole.

In questo tragitto Recalcati si espone anche ad essere preso di mira per consacrazioni dissacranti che banalizzano però l’intenzione educativa di uno psicoanalista che lungi dal voler dire l’ultima parola sul segreto dell’amore prova invece a circoscriverlo enucleando dei principi generali ma lasciando sempre insaturo lo spazio dove un soggetto può fare i conti con il mistero dell’inconscio.

Nella tensione tra la dimensione singolare e quella universale di Lessico amoroso ritroviamo le due anime che attraversano l’opera di Recalcati: la clinica e la politica. Se nella sua pratica clinica l’attenzione viene rivolta essenzialmente alla singolarità del soggetto dell’inconscio, nell’apertura della psicoanalisi alla vita della città viene evidenziata la valenza sociale dell’inconscio. In tutto il percorso di Recalcati possiamo rintracciare questo intreccio tra desiderio dell’analista e desiderio dell’intellettuale. Va sottolineato però che si tratta di desideri distinti che contraddistinguono due diversi esercizi della parola in setting incomparabili. L’inconscio è il tema-contenuto comune alla posizione analitica e al ruolo intellettuale di Recalcati, ma i contesti-contenitori in cui l’inconscio viene messo al lavoro sono profondamente diversi.

Nella pratica clinica l’enunciazione dell’analista prende corpo soprattutto attraverso il silenzio. In un’intervista di qualche anno fa Recalcati aveva dichiarato che “se l’analista deve poter custodire il silenzio, come afferma Lacan, è perché attribuisce un valore assoluto alla parola del paziente”. Nel setting analitico il sapere che viene messo in gioco è quello dell’inconscio dell’analizzante e l’ascolto dell’analista apre la possibilità perché questo sapere prenda corpo nell’esistenza.

La posizione di Recalcati è ben diversa in Lessico amoroso quando prende la parola per insegnare e trasmettere i principi dell’amore o per discutere le questioni che riguardano il disagio contemporaneo della civiltà. In questo caso l’analista, sebbene sia mosso dalla stessa enunciazione (voler risvegliare il desiderio inconscio delle persone a cui si rivolge), deve esporre il proprio sapere e renderlo comprensibile. Il rischio che alcuni critici dell’avventura pubblica e televisiva di Recalcati intravedono è quello di veder dissolto il mistero dell’inconscio in formulette divulgative. Chi conosce Recalcati da più tempo e ha letto i suoi libri sa però che la finalità del suo lavoro intellettuale non è mai stata divulgativa, ma critica. Per Recalcati non si tratta di divulgare il discorso della psicoanalisi, ma di proporre la soggettivazione come esperienza critica. Certamente, la soggettivazione che si può compiere in una cura psicoanalitica è radicalmente diversa da quella che può essere attivata dalla lettura di un libro, dall’ascolto di una conferenza, da una serie di lezioni o dalla visione di un film. Però anche un libro, un film o un programma televisivo come Lessico amoroso possono svolgere la funzione di taglio che introduce qualcosa di nuovo nella nostra vita turbandone l’equilibrio.

Per farsi toccare da un libro bisogna essere disposti a farsi raggiungere cercando di incontrare nel libro non soltanto qualcosa da apprendere con la lucidità della mente ma anche con la presenza del cuore. La particolarità di Lessico amoroso consiste nell’essere un contenitore di contenuti sull’amore, ma anche nel voler attivare una dinamica che sia analoga a quella tra lettore e libro quando un libro diventa occasione per un incontro con il proprio inconscio. È questa l’ambizione intellettuale di Recalcati che per inseguire questo scopo è disposto a provocare l’irritazione di chi appartiene a tradizioni psicoanalitiche dove essere epigoni è di rigore. Recalcati non vuole innalzare a profondità psicoanalitica l’oscurità voluta e calcolata di Lacan, si serve semmai della logica lacaniana per raccontare l’esperienza dell’amore nell’ambito di un programma televisivo. Non cede alla tentazione di rifugiarsi nella complessità del sapere psicoanalitico né intende presentarsi come il custode dei confini che separano la psicoanalisi da altre forme di sapere o pratiche simboliche che, come la psicoanalisi, si occupano del fuoco dell’amore. Allo stesso tempo Recalcati non vuole dare conferme o suggerimenti a chi gli rivolge delle domande, è piuttosto interessato a mostrare i presupposti impensati che orientano alcuni inciampi dell’amore. Ecco perché si è impegnato a illustrare la differenza tra istinto e pulsione, tra amore e desiderio, tra volere un figlio e desiderare un figlio, tra eterosessualità e chiusura verso l’alterità, senza tralasciare di dire però che “non esiste rapporto sessuale” e quindi non è scritta da nessuna parte la formula che permetterà a una coppia di inventare il modo per bruciare e durare insieme.